Pietracatella: cronologia dell'inchiesta

Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50, muoiono a fine dicembre 2025. La prima ipotesi è quella di intossicazione alimentare, poi le analisi trovano la ricina. Oggi la Procura di Larino indaga contro ignoti per duplice omicidio.

Dicembre 2025

  1. 29 dicembre

    Cinque medici indagati per omicidio colposo

    Sara muore il 27 dicembre, la madre il 28. Si pensa a un'intossicazione alimentare dopo una cena in casa a Pietracatella. Cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso risultano indagati per omicidio colposo e lesioni. Il padre, Gianni Di Vita, è ricoverato in gravi condizioni allo Spallanzani di Roma.

Aprile 2026

  1. 1 aprile

    Compare la ricina

    Gli accertamenti individuano la ricina nei campioni delle due vittime. La Procura di Larino indaga per duplice omicidio. I nuovi controlli nella casa sotto sequestro cercano di capire come il veleno sia stato somministrato.

  2. 17 aprile

    La cugina del padre ascoltata per ore

    La cugina di Gianni Di Vita, che ospita lui e la figlia Alice dopo il sequestro della casa, è convocata in Questura. Non è indagata. Gli investigatori le chiedono dei rapporti dentro la famiglia, mentre si attendono i risultati definitivi del Centro antiveleni di Pavia.

Maggio 2026

  1. 6 maggio

    Oltre 100 testimoni e l'ipotesi della ricina "fatta in casa"

    L'inchiesta si concentra su due fronti: il movente e l'autore. Le indagini si allargano alla cerchia familiare.

  2. 7 maggio

    Un possibile movente familiare

    Gli investigatori seguono una pista sul movente e la cugina viene riconvocata per la quarta volta. Le domande riguardano soprattutto i rapporti in famiglia e la cena, per chiarire tempi e modalità dell'esposizione alla ricina.

  3. 12 maggio

    Le sospettate scendono a due

    Secondo fonti investigative, la pista familiare è quella privilegiata e gli inquirenti puntano su due donne. Continuano gli interrogatori di amici e parenti.

  4. 20 maggio

    Analisi su sette dispositivi elettronici

    I dati dei dispositivi prelevati in casa il 4 maggio servono a ricostruire chi cercò informazioni sulla ricina in rete e le chat tra madre e figlia. In Questura vengono sentiti anche il parroco e l'infermiere che a dicembre somministrò una flebo in casa.

Giugno 2026

  1. 5 giugno

    160 verbali e una pianta di ricino

    Dall'inizio dell'inchiesta sono state raccolte circa 160 testimonianze, molte delle quali con persone sentite più volte. Gli investigatori tornano nella casa di Pietracatella e viene trovata una pianta di ricino a pochi chilometri dal paese.

Settembre 2026

  1. 13 settembre

    Nove mesi dopo, ancora nessun indagato

    Viene risentita l'amica d'infanzia di Gianni Di Vita. Le analisi di Pavia avevano trovato la ricina nel sangue delle due donne in concentrazioni compatibili con un'intossicazione acuta, ma nel registro degli indagati non c'è ancora nessuno.

  2. 18 settembre

    Si rafforza l'ipotesi del duplice omicidio

    Circa 70 alimenti sequestrati in casa sono stati inviati al Robert Koch Institute di Berlino, dove sarebbero state riscontrate alcune anomalie. La difesa di Di Vita invita a non escludere l'ipotesi dell'incidente.

  3. 21 settembre

    Tracce del veleno sui reperti

    Gli esperti tedeschi trovano tracce di ricina sui reperti. Chi l'ha usata potrebbe essere stato in casa quella sera. Il tossicologo Carlo Locatelli, del Centro antiveleni di Pavia, conferma l'ingestione ma non può dire se l'esposizione sia stata accidentale o volontaria.

  4. 28 settembre

    Sotto esame un computer e dieci pen drive

    Proseguono le analisi sul materiale informatico sequestrato a Gianni Di Vita. Restano attesi i risultati dei test di Berlino, che dovranno rispondere a quattro interrogativi, tra cui la presenza di ricina nei campioni delle autopsie.

  5. 29 settembre

    Perquisito lo studio di Gianni Di Vita

    Alle 8 gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso entrano nello studio di commercialista di via Risorgimento 18, di fronte alla casa di famiglia, per cercare carte e documenti. Tra le piste c'è anche l'attività professionale, alla ricerca di possibili contrasti. L'inchiesta, coordinata dalla procuratrice Elvira Antonelli, procede ancora contro ignoti.